ancora “vintage”…
Basta guardare le passerelle dell’ Haute Couture delle settimane della moda berlinese da poco terminata o considerare tutte le fiere e manifestazioni che vi ruotano attorno per capire quanta voglia c’è di “vintage”.
Ma chi pensa che il vintage sia semplicemente il riutilizzo di capi d’abbigliamento datati si sbaglia di grosso ed è proprio l’origine stessa del termine che ce ne fa capire la “preziosità” :
“Il termine Vintage è un anglicismo che deriva dal francese antico vendenge, a sua volta derivante dalla parola latina vindēmia, ovvero la vendemmia dei vini più pregiati”.
E’ quindi ovvio che si parla di prodotti d’eccellenza, il cui valore, nel corso del tempo anziché diminuire, cresce sempre più.
“Le vere cose vecchie sono quelle che non invecchiano”… quelle intramontabili le definiamo “classiche”, altre, concluso il loro ciclo produttivo, migrano nei canali delle aste e dell’antiquariato e i trendsetter le accumunano alla parola “vintage”.
Il “vintage” nasce proprio dalla passione per l’essenza stessa della moda , per gli oggetti del passato che raccontano la nostra storia e che riescono a dare valore a quelle nostalgiche suggestioni nascoste nelle soffitte delle nonne.
Ma attenzione perché un capo “vintage” non può essere solo una “second hand “!!
Deve avere almeno 20 anni, essere di marca, di qualità e deve possedere un interesse storico ed il fascino caratteristico di una determinata epoca,
deve aver avuto il tempo di “essere stato goduto”, poi di cadere nell’ ”oblio”, dimenticato e poi “ritrovato”…
La magia è proprio quella di far rivivere un oggetto, di dargli una seconda chance di vita,
perché come diceva Goethe… ”Costruire il futuro con i migliori elementi del passato”.


